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Quella padovana è una cucina di terra, legata alla campagna e all’agricoltura, in cui ogni prodotto è figlio della successione delle stagioni. Molte sono le analogie e le similitudini rispetto a contigue tradizioni gastronomiche (Venezia, Rovigo, Treviso, Vicenza) o più in generale nei confronti del ben più ampio bacino culturale padano. Tanto che la possibilità o meno di individuare con precisione di argomenti e chiarezza di esempi una vera cucina autoctona padovana costituisce un vecchio e dibattuto argomento, che in questa sede non è il caso di affrontare. Ma un fatto è certo: le competenze e gli usi sviluppati nei secoli grazie al clima e alla fertilità della terra hanno prodotto ben precise abitudini alimentari, in cui la presenza di cibi e materie prime vegetali è molto più robusta di quanto comunemente oggi si pensi.

Va detto che per secoli le genti venete hanno dovuto, più che voluto, nutrirsi dei prodotti della terra. Guerre, carestie, pestilenze ed eventi naturali condizionavano la vita della stragrande maggioranza della popolazione, e perciò l’orizzonte alimentare quotidiano difficilmente si discostava da zuppe e minestre a base di prodotti come il farro, la segale, il cavolo, la zucca, il miglio, il frumento, l’orzo. La polenta è sempre stata la vera protagonista delle tavole dei poveri, mentre “intingoli”, brasati e spiedi erano appannaggio dei ricchi. Non a caso le malattie più diffuse erano la pellagra per i primi e la gotta per i secondi. 

Paduan cuisine is land-based, linked to the countryside and agriculture, in which each product is dependent on the season. There are many similarities and likenesses as compared to other gastronomic traditions (Venice, Rovigo, Treviso and Vicenza) or more generally as compared to the wider Paduan cultural area, so much so that the possibility of precisely identifying a clear example of native Paduan cuisine is an old and much-debated topic, one which we will not deal with here. But one fact is certain: the skills and uses developed over the centuries thanks to the climate and the fertile land here have produced very specific culinary habits in which the presence of vegetarian food and vegetarian raw ingredients is much stronger that commonly thought. It should also be added that, for centuries, inhabitants of the Veneto had to survive on the produce of the land perhaps more than they wished. Wars, famine, plague and natural events shaped the lives of the majority of the population, hence the daily diet consisted mainly of soups and minestrone made from produce such as spelt, rye, cabbage, pumpkin, millet, wheat and barley. Polenta has always been the true protagonist of poorer tables, while sauces, braised meats and skewers belonged to the rich. It’s no coincidence that the most widespread diseases were pellagra and gout.

 

 

 

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